Formazione (ECM)

Prima di soffermarci a condividere i corsi in programmazione per l’anno 2018 vi invito a leggere questo articolo scritto dal Prof. Antonio Pignattomi sembra importante soffermarci tutti insieme a riflettere sulle novità che riguardano il nostro domani ma che modificano già oggi le nostre azioni, i nostri atteggiamenti e la nostra cultura, grazie e attraverso la formazione… buona lettura.          

Stella Lazzarini

PERCHE’ ANCORA APPRENDERE NELL’ERA DELL’INFORG

Una delle questioni sulle quali noi formatori ancora ci arrovelliamo riguarda il criterio motivazionale dell’apprendimento e la prassi trasformativa che porta il sapere all’agito organizzativo. Nel costante dialogo culturale con il mondo della psicologia dell’apprendimento e con l’antropologia dobbiamo porci, infatti, in una dinamica di comprensione che sicuramente non può più appoggiarsi al paradigma educativo tout cour. 

La questione che può sembrare semplice, per contro, non lo è affatto. Ci chiediamo quindi: è vero che l’utilizzo del sapere ne tiene viva la dimensione motivazionale? Perché le persone apprendono di più se ne hanno un orizzonte applicativo? Il sapere risponde ad un criterio economico di risorsa disponibile oppure sta cambiando la sua articolazione? Ma la domanda più intrigante ancora è “quanto di ciò che apprendiamo diventa sapere?“. Mi torna in mente il collega formatore che ad un certo punto della lezione, di fronte alla domanda di un discente rispetto ad un termine, chiedeva all’aula di cercare nei rispettivi smartphone il significato e tutto ciò che riguardasse quel termine.

Ciò che sino a pochi decenni fa era bollato come nozionistico oggi è diventato risorsa quindi se ne desume che, in antitesi a molti studi psicologici, è molto probabile che la nostra mente possieda un criterio di utilizzo selettivo del sapere e che utilizzi magazzini della memoria diversi per diversi contenuti ma che, sorprendentemente, si affidi al principio ergonomico di base ovvero: perché fare fatica a tenere in un magazzino disponibile dati che non si usano di sovente? Se ne trae un immediato insegnamento metodologico che riguarda il nostro lavoro di formatori ma, probabilmente, anche l’evoluzione stessa del ruolo, ovvero, dovremo modellizzare diversi paradigmi in relazione al livello di cristallizzazione mnesica che intendiamo consegnare al discente?

In altre parole: dovremo probabilmente imparare noi stessi a consegnare criteri ergonomici e valutativi dei saperi che non solo consegnino al discente il sapere stesso ma un criterio ordinatore che si muova sui due assi principali del principio economico: tempo di utilizzo ed energia utilizzata per l’uso. La questione in termini antropo-psicologici impatta su tutti gli studi di questi decenni riguardanti il perché apprendiamo e, portata alle estreme conseguenze, forse dovremo imparare a formare adeguatamente anche a dimenticare o quantomeno a fare “manutenzione die saperi”.

Ne deriva un concetto pregnante nelle scienze neuro psichiche e intendo riferirmi al principio della conservazione del sapere in relazione alla variabile a) uso di quel dato b) verifica d’utilità di quel dato. Una traccia mnesica infatti, si compone anche di dinamiche riparative sul sapere mancante, è dimostrato che la traccia è in grado di essere “mentalizzata” e quindi vista in relazione all’aumentare del sapere astratto. In poche parole dovremo imparare il principio psico-economico del sapere come fosse una topica Freudiana (la prima) che affidava alla traccia mnestica il principio dell’esperienza

Dovremo tornare a riflettere se, come formatori, continuare ad usare tecniche didattiche in relazione al costrutto di conoscenza o cominciare ad inserire la variabile economica (intesa nella logica d’uso di una risorsa) e scoprire così che ogni sapere possiede utilità e tempo come fosse un paradigma che permette all’uomo una spinta evoluzionistica.

Agosto 2017

Antonio Pignatto

ioparlopsicologia si avvale della collaborazione di Antiforma snc per la formazione ECM. Antiforma è una società di formazione e consulenza che, come lo stesso nome indica, va controcorrente. Prendendo le distanze dalla formazione intesa come indottrinamento, Antiforma sceglie le culture e le organizzazioni come referenti principali e si sposta verso una logica di accompagnamento cognitivo dell’individuo. Ciò si riflette nell’offerta formativa, che prevede non solo corsi precostituiti a catalogo, ma anche una vera e propria personalizzazione dell’intervento, che viene interamente progettato e studiato sulle specifiche esigenze delle persone e delle aziende.

ecm-023Nata dall’esperienza dei due soci fondatori — Costantina Regazzo e Antonio Pignatto — Antiforma può contare su una nutrita schiera di consulenti e formatori a elevatissima professionalità, in grado di esprimere le loro capacità rispetto a un vasto ventaglio di temi concernenti l’ambito organizzativo e aziendale. Sono un importante punto di riferimento per la società i contatti e il legame con il mondo accademico e della ricerca, dove Antiforma è impegnata su diversi fronti, che spaziano dalla docenza alla pubblicistica, passando per progetti stage e tirocini. Il tutto, per aprire uno scenario culturale e organizzativo, in cui ciascuno – si tratti di aziende o singole persone – possa trovare il proprio percorso di crescita.